Valsesia: sulle tracce del Supervulcano 

Immaginate un enorme vulcano, con un cratere largo decine di chilometri, capace di eruzioni che possono ricoprire di magma il territorio di una Regione e di oscurare con le sue ceneri un intero continente. Potrebbe sembrare il set di un inquietante film di fantascienza e invece… 

I supervulcani esistono veramente: se ne contano circa 10-12 in tutto il mondo, alcuni dei quali ancora attivi come nel caso delle caldere del parco nordamericano di Yellowstone. Fortunatamente il periodo di tempo che può trascorrere tra un’eruzione e l’altra è di svariate migliaia di anni, per cui non è stato possibile per l’uomo osservare da vicino un fenomeno così violento. Inoltre la maggior parte dei supervulcani scoperti finora sulla Terra è inattivo e delle loro colossali eruzioni rimangono solo le tracce fossili. 

Nel 2009 anche in Italia , più precisamente in Valsesia (provincia di Vercelli), venne scoperto un sito che aveva tutte le caratteristiche per essere definito un ‘supervulcano’: grazie all’orogenesi alpina, una vasta area di mantello terrestre venne ‘rivoltata’ portando in superficie  ciò che si nascondeva a 25km di profondità e mostrando i resti di un’enorme caldera e di alcuni condotti magmatici di un vulcano che aveva dimensioni spropositate. 

Il ponte di Agnona, Borgosesia. Poggia su rocce di origine vulcanica

La presenza sul territorio delle tre provincie di Biella-Vercelli-Novara di immense quantità di rocce magmatiche e la concomitanza con la linea insubrica (l’insieme di faglie tettoniche che delimita geologicamente la placca africana dalla placca europea e che passa proprio sotto alla Valsesia) fece pensare ai geologi che da anni studiavano la zona, tra cui l’italiano Silvano Sinigoi, di essere davanti ad una scoperta unica al mondo, un vulcano fossile gigantesco, collassato su se stesso e poi riemerso, in grado di mostrare il suo apparato interno.

Le peridotiti di Balmuccia, tra le meglio conservate al mondo. Sono rocce normalmente negli strati profondi del mantello terrestre e difficilmente visibili in superficie

Grazie alla datazione delle rocce, alle fotografie via satellite e alle innumerevoli ricerche sul territorio durate un ventennio, la scoperta fu confermata e nel 2009 pubblicata sulle principali riviste scientifiche: 280 milioni di anni fa, prima della formazione delle Alpi, si formò e poi collassò, provocando una terrificante eruzione, uno dei più grandi vulcani esistenti sulla Terra.

Anche per i ‘profani’ della geologia si tratta di una storia affascinante: l’associazione ‘Supervucano Valsesia’ promuove infatti bellissimi itinerari a piedi alla ricerca dei resti del vulcano, dedicati alla scoperta della geologia, delle bellezze naturalistiche e storiche del geoparco, diventato nel 2015 UNESCO Global Geopark, accompagnati da guide turistiche locali. Eccone alcuni:

L’associazione, inoltre, organizza mostre, meeting, degustazioni sui territori del supervulcano per promuovere a 360 gradi un territorio che proprio grazie alla sua conformazione geologica ha avuto grandi peculiarita’: le miniere ormai dismesse del Monte Rosa, i grandi vini di Boca, Gattinara e Ghemme, i ponti in pietra centenari che posano le proprie fondamenta su  durissime rocce basaltiche. Probabilmente senza il supervulcano la storia della Valsesia non sarebbe stata la stessa!

Il ponte della Gula, Varallo Sesia. La gola da cui prende il nome è scavata nelle rocce del supervulcano
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