Il Giro d’Italia e il suo sorprendente modo di far cultura

Permettetemi una piccola -ma non troppo- divagazione al tema del viaggio che contraddistingue questo sito, ma oggi il Giro d’Italia passa dalla mia città, Novara, e vorrei cogliere l’occasione per dare il giusto risalto all’aspetto culturale di questa manifestazione sportiva.

Forse non tutti fanno caso al fatto che il Giro d’Italia è anche un viaggio attraverso le bellezze del nostro Paese, è una delle poche gare (se non l’unica) che passa attraverso borghi, villaggi di campagna, Parchi nazionali e regionali, città d’arte, sfiora monumenti storici e luoghi cruciali della storia, scala montagne sulle quali si è combattuta la Guerra e grazie alla telecronaca dei cronisti Rai, preparati a raccontarci anche l’aspetto non sportivo, diventa per lo spettatore un viaggio vero e proprio attraverso l’Italia.  E poi il Giro è una corsa in bicicletta, il mezzo più ecologico che ci sia e, se lasciamo per un attimo perdere il carosello di moto, auto, elicotteri che segue la manifestazione, coglieremmo l’essenza di questo sport, fatto di sacrifici e sudore, ma anche di viaggi, giri (appunto…), pedalate silenziose attraverso uno dei Paesi più belli del mondo. Chi segue il Giro d’Italia ha anche la possibilità di viaggiare idealmente insieme ai ciclisti, di scoprire un sacco di cose che magari non sapeva , soprattutto ora che ci stiamo dimenticando di molti angoli del Belpaese, abituati come siamo a spostarci lungo le autostrade e da aeroporto ad aeroporto.

Una bella trasmissione della Rai presentata dallo storico Alessandro Barbero, che precede la diretta con il Giro ed è pensata per racconatare i luoghi del Giro, oggi parla -come dicevo all’inizio- di Novara, di come sia nata la città (da una colonia romana), di come sia diventata un importante centro religioso e politico sotto gli Sforza di Milano, narra dell’architetto Antonelli e dei segreti della Cupola, di casa Bossi e del suo famoso inquilino Sebastiano Vassalli, della battaglia tra il Regno di Sardegna e l’esercito austriaco di Radetzky nel 1849, del cembalo scrivano di Ravizza, l’antenato della macchina da scrivere, invenzione tutta novarese rimasta incompresa. 

Grazie al Giro tutto questo arriva nelle nostre case, sulle nostre strade, le nostre città e i nostri Comuni si ritrovano per un giorno sotto i riflettori con la loro storia, le loro particolarità, i loro personaggi e i loro monumenti. 

Trovo bellissimo che attraverso lo sport si possa anche fare cultura di qualità.

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