Libri: 6 imperdibili classici della letteratura di viaggio

Cosa accomuna Jon Krakauer, Marco Polo e Bruce Chatwin? All’apparenza sono personaggi di epoche e contesti così diversi e lontani che sembrerebbero non avere nulla di simile. Invece questi autori di viaggio, sono tra i pochi, mitici scrittori che hanno saputo trasformare le loro esperienze in libri che ancora oggi affascinano e ispirano generazioni di viaggiatori. Storie vere ed estreme, che sono diventate classici della letteratura senza tempo e che, naturalmente, non mancano nella libreria di EQUOVIAGGIARE. Ecco i nostri sei preferiti: 

Sabbie Arabe, di Wilfred Thesiger. Il viaggiatore-esploratore britannico Wilfred Thesiger parte negli anni ’50 per l‘Empty Quarter, il deserto dei deserti, il solo angolo ancora inesplorato della penisola araba (tra Oman, Arabia e Yemen) alla ricerca di un’avventura in totale solitudine e scandita da un ‘tempo senza tempo’. I suoi aneddoti e i suoi incontri verranno raccolti in questo libro, per restituire al mondo il fascino della vita dei beduini, tra carovane, soste, dune alte 300 metri, immensi silenzi, cruda violenza e solidarietà che per secoli hanno contraddistinto questo popolo fiero e generoso. Thesiger uscirà da questo viaggio durato cinque anni, segnato dalla fatica, ma felice, perché il vuoto del deserto ‘sempre uguale’ ha in realtà riempito la sua vita.

 

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Nelle terre estreme, di Jon Krakauer. Il giornalista Jon Krakauer, grande alpinista e scrittore per Outside Magazine, dovendo scrivere un articolo sulla morte di Chris McCandless, un ragazzo di buona famiglia che abbandona tutto e decide di vagabondare per l’America occidentale e per l’Alaska, si appassiona alla storia, scava nel passato del ragazzo e decide di ricavarne un libro, che diventerà poi un fortunato best seller e dal quale verrà tratto il film di Sean Penn ‘Into the Wild’. ‘Nelle terre estreme’ è un insieme di indizi e di interviste raccolti da Krakauer mentre ripercorre verso nord gli Stati Uniti dell’Ovest sulle tracce di Chris – alias Alexander Supertramp – e delle molte similitudini con la sua vita avventurosa, fatta di sfide con se stesso, di ricerca della purezza, dell’odio per il consumismo e di amore immenso per la wilderness.

  

Un indovino mi disse, di Tiziano Terzani. Scritto negli anni ’90 racconta dell’incontro e dello scontro di un giornalista (il grande Tiziano Terzani) amante dell’Oriente con il lato più oscuro del continente asiatico: quello della magia nera, degli indovini, delle profezie. Nel pieno del boom economico del Sud Est asiatico, Tiziano Terzani, che in quegli anni vive a Bangkok, decide di spostarsi per un anno intero utilizzando navi, treni e taxi collettivi, abbandonando gli aerei e gli aeroporti, dopo che un indovino gli ha predetto che subirà un incidente in volo. L’incidente accade davvero e ne rimane coinvolto il collega tedesco che lo sostituisce. Terzani approfitterà dell’anno trascorso a ‘viaggiare lento’ per riscoprire la vera Asia, quella delle persone comuni, quella delle frontiere fatte di fiumi e di montagne, quella degli indovini e degli astrologi che condizionano la vita delle persone, l’Asia delle tradizioni che non vogliono morire schiacciate dal progresso.

 
E venne chiamata due cuori, di Marlo Morgan. L’americana Marlo si trova in Australia per lavoro e viene invitata da una tribù aborigena a quella che lei crede una cerimonia in suo onore. In verità viene condotta nel cuore di una foresta, invitata a indossare gli abiti tribali e a partire per quello che si rivelerà un vagabondaggio di quattro mesi nell’Outback e che metterà a dura prova il suo fisico e la la sua mente. L’esperienza, che rischia di vederla soccombere, si rivelerà invece un intenso ricongiungimento con la natura, con i suoi elementi, con i suoi ritmi, grazie agli insegnamenti degli aborigeni e alla loro secolare esperienza di sopravvivenza tramandata solo oralmente di generazione in generazione.

 

Il Milione, di Marco Polo. Un vero classico. Il testo che Marco Polo dettò a Rustichello da Pisa, durante la sua prigionia, racconta degli anni passati in Cina dal giovane mercante veneziano, e di come la sua intelligenza e arguzia lo fecero diventare un membro e un consigliere della corte del Gran Kahn Kubilai, nipote di Gengis Kahn. La famiglia Polo, ricca stirpe di mercanti di Venezia, aveva compiuto diversi viaggi in Asia e durante uno di questi, Matteo Polo decide di portare con sé il figlio adolescente Marco. Il ragazzo rimane così affascinato e inquietato dal lungo viaggio, compiuto a piedi e a cavallo, fino al kahnato del Catai, quella che ora è l’attuale Cina, attraversando Costantinopoli, la Turchia, la Persia, il Caucaso, il Tibet, che le sue accurate descrizioni, trascritte molti anni dopo e pubblicate in varie edizioni, furono fonte d’ispirazione ai grandi esploratori degli anni a venire, come Cristoforo Colombo.

 

In Patagonia, di Bruce Chatwin. Chatwin scrisse questo libro nel 1977 come un diario di viaggio compiuto pochi anni prima in Patagonia, alla ricerca di un pezzo di pelle del preistorico milodonte e sulle tracce di antenato marinaio, quando la Terra del fuoco rappresentava una landa misteriosa, estrema e lontanissima, nella quale perdersi per ritrovarsi, o magari perdersi e non tornare mai più. Leggendo le irrequiete parole di Chatwin non si può non innamorarsi di questa terra, così sconosciuta e così desolata, ma anche densamente popolata dai fantasmi dei grandi avventurieri (come Darwin e Magellano) e dagli strani personaggi, tra cui molti emigrati, indios, e banditi che Chatwin incontra.

 

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