Cinque cose da non fare mai in viaggio

  
Pronti per la prossima partenza, viaggiatori? Tra le tante cose di cui ci si deve ricordare quando si parte, soprattutto se si viaggia lontani da casa e a contatto con culture diverse dalla nostra, ci sono cinque cose da non fare mai. Eccole:

  1. Sfruttare gli animali. Può sembrare un consiglio banale e piuttosto scontato. Chi non si sente indignato di fronte ad una scimmia incatenata e usata per uno spettacolo o davanti a un serpente esibito per le fotografie dei curiosi? Ci sono, però, forme di sfruttamento più subdole, mascherate da ‘attività turistiche’ e inserite in molti programmi di tour operator: le passeggiate a dorso di elefante in Thailandia, India e Sri Lanka, le cavalcate nel deserto comodamente trasportati da un dromedario, le romantiche carrozze trainate da cavalli sotto il sole cocente delle capitali europee, gli spettacoli dei delfini e delle orche negli acquari, solo per citarne alcuni . Spesso non pensiamo al fatto che anche questi animali sono sfruttati esclusivamente per denaro e il più delle volte vivono in condizioni pessime, molto lontani dai loro habitat naturali e da quella che sarebbe la loro vita in libertà. Altre volte, il rapporto con l’animale, viene presentato al turista come un’abitudine locale o una forma di salvaguardia, come nell’ormai noto caso delle tigri di Kanchanaburi, incatenate in un fasullo centro di recupero thailandese dal quale nessuna di esse è stata mai reintrodotta in natura. Davanti al binomio animali-turismo, a meno che non si tratti di parchi naturali o riserve, sempre meglio evitare.
  2. Lasciare mance/elemosina ai bambini. Quella di sentirsi “più fortunati” davanti a persone in evidente disagio economico ed essere tentati di dar loro una mano è una sensazione comune, quando si viaggia. Lo sanno molto bene certe categorie di persone che sfruttano soprattutto i più piccoli per chiedere le elemosina ai turisti. Davanti agli occhioni di un bambino che allunga la mano chiedendo un aiuto è difficile dire di no, ma è  necessario farlo, perché finché i minori saranno fonte di guadagno facile per le loro famiglie, queste avranno scarso interesse nel farli studiare e nel renderli indipendenti. Se davvero volete aiutare qualcuno in difficoltà, meglio rivolgersi ad associazioni no profit locali, alle parrocchie o alle scuole e fare donazioni direttamente ad esse.
  3. Mangiare alimenti proibiti. A chi non è mai capitato, davanti al menù di un ristorante lontano da casa, di voler assaggiare la specialità locale o la  ‘cosa più strana’ che si trova in elenco, giusto per poterlo poi raccontare agli amici o postarlo sui social. Attenzione: in molti paesi del mondo il piatto forte potrebbe contenere un alimento proibito, come parti di animali (pinne di squalo, carne di tartaruga, di aragoste giganti, di delfini, ma anche di cervi o di uccelli di bosco come i pettirossi) o di vegetali protetti. Senza andare troppo lontano, anche in Italia alcuni ristoranti ‘tipici’ offrono -fuori menù-alimenti vietati dalla legge, come nel caso scoperto sui litorali laziali: con 200€ si poteva ordinare un bel chilo di stenella striata, un tursiope cugino del delfino, ovviamente protetto. Informatevi bene chiedendo ai locali e ascoltando pareri diversi o, nel dubbio, evitate di ordinare piatti particolari di cui non conoscete la provenienza degli ingredienti.
  4. Scattare fotografie alle persone senza il consenso. In molte culture del mondo immortalare il volto di una persona è una grande mancanza di rispetto o addirittura un reato, se viene fatto senza il consenso. Chiedere il permesso di scattare una fotografia è un dovere, innanzitutto per non infrangere, dove c’è, la legge sulla privacy e poi per non trasformare le persone in attrazioni turistiche. Indubbiamente uno scatto vale più di mille parole e fotografare qualcuno di sorpresa, magari mentre svolge attività quotidiane, può cogliere davvero l’essenza di un luogo e di un viaggio, ma a rischio di perdere la naturalezza della posa, sempre meglio chiedere. La parola d’ordine del buon viaggiatore-fotografo è RISPETTO.
  5. Acquistare souvenir Made in Chissadove. Il miglior ricordo di viaggio è… il ricordo di chi l’ha vissuto! Oltre ad alimentare un commercio poco equo e poco solidale, quella di acquistare paccottiglia varia come souvenir di viaggio è davvero una pessima abitudine. Peggio ancora se la paccottiglia in questione è Made in ‘Chissadove’ o i souvenir che avete intenzione di portare a casa sono pezzi di monumenti, parti di animali o di vegetali o sono di provenienza illecita (come la sabbia di alcune spiagge, il corallo, l’avorio, alcuni minerali preziosi o gli oggetti antichi rubati). Chi non resiste alla tentazione di comprare qualcosa di locale come ricordo, può acquistare un prodotto di artigianato, un oggetto usato (ultimamente vanno molto di moda i mercatini delle pulci e i flea markets), un alimento o una bevanda da riassaggiare a casa. A patto che la loro provenienza sia del tutto chiara e lecita.

 

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. gipsy1984 ha detto:

    Condivido pienamente! E aggiungerei rispettare gli usi e i costumi locali anche se a volte non li capiamo

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    1. marisafacchinello ha detto:

      Assolutamente d’accordo! Non è necessario ‘capire’ l’altro per poterlo rispettare.

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