Atene: racconto di un amore a prima vista. Parte 1

Il viaggio incomincia con il peggiore dei presupposti: un perfetto sconosciuto, sull’autobus diretto all’aereoporto , vedendomi bardata come se dovessi scalare l’Everest (zaino da montagna, giaccone, scarpe da trekking) che mi chiede dove stia andando di bello. Rispondo: “Ad Atene, e tu?”. Non mi degna neppure di risposta e ribatte: “Tremenda, davvero una brutta città. Non ti aspettare granché”. E poi vi risparmio la serie di critiche riguardo lo stato di conservazione dei monumenti, la sporcizia che invade le strade, la scarsa simpatia dei greci. Si sente di consigliarmi solo un posto, che sicuramente non mi deluderà: Microlimano, il piccolo porto, sulla costa, ottimi ristoranti i tipici a prezzi ragionevoli. Ringrazio per la dritta e scendo dall’autobus. Per fortuna il mio carico di aspettative rimane intatto alle insinuazioni dello sconosciuto. Sono dell’idea (abbastanza inamovibile) che ogni posto del mondo possa essere bello o brutto a in base a come lo si guarda. E dico la verità, Atene non mi è sembrata per niente come lo sconosciuto l’ha dipinta, anzi. In questa città ho visto la voglia di riscatto dei giovani, la loro inventiva per sopravvivere alla crisi, ma anche tanta modernità rappresentata da bellissimi musei pubblici a prezzi super accessibili e gratuiti per molte categorie di persone, un’ottima cucina attenta alla tradizione e con un occhio all’innovazione. Atene è baciata dal sole, è una meta perfetta per una fuga d’inverno o di inizio primavera, Atene è un libro di storia in 3D, magari non troppo ben conservato, ma pronto ad insegnarci sempre qualcosa. Atene è il sorriso allegro e mediterraneo delle persone, ben 11 milioni, che la abitano. Atene è davvero genuina, con il suo caos, gli orari strampalati, le case fatiscenti accanto a veri gioielli dell’architettura, i murales hipster di Psiri con vista Partenone e le viette piene di gatti della Plaka. È un susseguirsi di chiese ortodosse, paleocristiane, bizantine. Insomma da qui è passata la Storia, quella con S maiuscola, come si fa a definire questa città “tremenda”?

  

L’Acropoli e  i dintorni

Senza dubbio il simbolo di questa città, il colle dell’Acropoli domina Atene, pur non essendo altissimo: 150 metri sul livello del mare. La salita all’Acropoli, se si arriva dalla zona di Thisio, è costituita da una stradina di pietra all’ombra di grandi pini marittimi, olivi e piante di agrumi (in inverno cariche di frutti) fa volare la fantasia verso epoche lontane. Vale anche la pena provare l’alternativa, ovvero la salita partendo dalla Plaka e passando da Anafiotika, un antico quartiere abitato fin dal lontano 6000 a.C.: oggi rimangono le abitazioni dei muratori dell’isola di Anafi, nelle Cicladi,  ingaggiati dopo la dominazione turca per la ricostruzione di alcuni edifici della città, piccole casupole ottocentesche che sembrano uscite da un mondo fatato.

  

  

   

I principali monumenti dell’Acropoli sono il teatro di Dioniso, il santuario delle Ninfe, l’Odeon di Erode Attico (ancora oggi in uso, grazie alla qualità eccezionale della sua acustica) il Partenone, i Propilei, il tempio di Atena Nike.

   

Il teatro di Erode Attico
 

Una visita a questo complesso archeologico è di dovere, sia per la sua importanza che per la vastità dell’area (si tratta di uno dei siti più grandi d’Europa), ma deve essere assolutamente accompagnata dall’ingresso al Museo dell’Acropoli: è questo il luogo nel quale sono conservati i reperti rinvenuti sul colle. Tra i più importanti ci sono le quattro cariatidi dell’Eretteo, l’Atena pensosa, la Nike di Callimaco, la Kore con il peplo, ma sono assolutamente spettacolari tutte le statue, le monete, il vasellame ed i fregi raccolti in questo design-museum opera di Bernard Tschumi.
   

Il nuovo Museo dell’Acropoli
 

La parte ‘bassa’

Continuando ad esplorare la città a piedi (è perfetto muoversi al mattino molto presto: c’è poca gente in giro, l’aria è fresca) scopro che un’altra diceria su Atene è falsa: non bastano due giorni per vedere tutto. O meglio, se si vedono solo le principali attrazioni in modo molto svelto, allora due giorni sono più che sufficienti. Ma per godere al meglio di tutto ciò che la città offre ci vorrebbero almeno tre-quattro giorni. Solamente l’area dell’Acropoli impegna una mezza giornata e per completare la visita un altro paio d’ore sono da dedicare al nuovo Museo Archeologico dell’Acropoli. Se poi si volesse fare una passeggiata nei dintorni dell’Agorà romana, la prima giornata vola via senza neppure accorgersene.

 

Tempio di Hephaistos nell’antica Agorà

 
La seconda giornata l’ho dedicata alla parte bassa della città, iniziando con la visita accurata del tempio di Zeus Olimpo e allo stadio Panathinaiko: complesso dedicato alle attività sportive, tanto care agli antichi ateniesi, riportato all’originale splendore in occasione delle moderne olimpiadi nel 1896 e ancora oggi utilizzato per gli eventi sportivi.

  

Uscendo dallo stadio si incontrano i giardini nazionali, un grande parco cittadino che conduce, attraversandolo, a piazza Syntagma. Qui hanno sede sia il Parlamento Greco, sia la tomba del Milite Ignoto: davanti ad essa si assiste al famosissimo e super fotografato cambio della guardia.

  
Risalendo da piazza Syntagma la lunga via Stadiou e poi l’altra grande arteria 28 Octovriou, si arriva all’immancabile Museo Archeologico Nazionale. La visita a questo museo dovrebbe essere obbligatoria a tutti coloro che passano da Atene. Tra le sue ricchissime collezioni di statue, monili, bronzi, ori e terracotte scorre tutta la storia della civiltà greca, partendo dall’epoca neolitica fino al periodo post bizantino. Il valore dei tesori custoditi tra le mura di questo museo è inestimabile, e i 7€ del biglietto di ingresso, a parer mio, sono davvero irrisori! 

   
 
Ormai si è fatto pomeriggio, mi viene voglia di silenzio e di verde. Ad Atene ci sono due posti magici per godersi il tramonto: uno è il colle Licabetto, ben visibile da qualsiasi punto del centro, l’altro è il romantico colle di  Filopappo. Scelgo di salire a piedi sul primo, dal quale si gode di una vista mozzafiato che spazia fino al mare. Stasera i colori rosacei del cielo e delle case illuminate dagli ultimi raggi di sole sono a dir poco commoventi. Penso per un attimo al tizio dell’autobus. Se avesse fatto lo sforzo di venire quassù forse si sarebbe innamorato, come me, di questa città.

  

Nel prossimo articolo: consigli per un itinerario fuori dagli schemi.

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