Un giorno a Expo 2015

  
Oggi è la giornata Mondiale dell’Alimentazione, non poteva esserci giorno migliore per visitare Expo. L’evento si avvia ormai alla conclusione, mancano due settimane alla chiusura dell’esposizione universale e con la nostra visita di oggi vorremmo capire quanto sia stato colto nel segno il tema “Nutrire il pianeta”. Cominciamo!

Il primo impatto è quello con la città di Milano, oggi sotto un sole splendente, che ci accoglie in una veste decisamente nuova, soprattutto nello skyline, più verde, più pulita e più vitale. I collegamenti con il polo espositivo di Rho Fiera sono ottimi, la metropolitana potenziata e una nuova stazione per l’arrivo dei treni rendono l’uso della macchina (o del taxi) praticamente inutile. Anche i prezzi e la distanza dei parcheggi convenzionati (12-16€ al giorno) non fanno che incentivare l’uso dei mezzi pubblici. 

Arrivati ai tornelli d’ingresso dalla Metro 1, troviamo fila, in pochi minuti passiamo i metal detector ed entriamo. 

Il primo padiglione che decidiamo di visitare è quello del Brasile, con la sua ormai famosa ‘rete sospesa’ sopra una riproduzione della foresta amazzonica e della varietà botanica del Paese. All’interno tanto design e grandi schermi piatti con animazioni, un piccolo bar in stile brasiliano (con allegra musica carioca) e una sala che racconta il Minas Gerais e il suo lato più moderno. 

   
 

Dopo il Brasile è la volta del Vietnam, Paese affascinante e che attira la curiosità di molti. C’è infatti una discreta fila all’ingresso. Il piccolo padiglione è di buon impatto con le sue colonne in bambù, le lampade appese all’interno ed il ristorante che serve specialità vietnamite. Purtroppo è molto piccolo e non rende abbastanza giustizia ad un Paese decisamente più ricco di cultura, di storia e di tradizioni, anche gastronomiche, inoltre non fa nessun cenno critico al tema della nutrizione.

  

Usciti dal padiglione ci immergiamo nel Decumano e lo percorriamo fino al Padiglione Italia. Oggi, a causa della visita del Presidente Mattarella e della presenza di Ban Ki-Moon (a Expo per firmare la Carta di Milano e per celebrare la Giornata Mondiale dell’Alimentazione) il nostro padiglione nazionale è gremito, la coda per entrare è di qualche ora (!) e desistiamo. Ci consola, però, il bellissimo spettacolo di luci, fontane e suoni dell’Albero della Vita.

  

È ora la volta di una delle eccellenze italiane: il vino. Nelle vicinanze del Padiglione Italia c’è l’inconfondibile Italian Wine Pavilion , assolutamente da vedere per le divertenti animazioni, per il design interno e per la possibilità di degustare ben 1300 vini italiani al piano superiore, con tanto di sommelier addetti alle spiegazioni ed enormi nasi elettronici che emanano i profumi dei vini.

  

  

All’uscita ci attende un po’ di pioggia, qualche goccia, e ci ripariamo da Slow Food, uno dei luoghi didattici di Expo. Un orto rustico con le principali varietà di verdura italiane e un percorso istruttivo sulla rilevanza dei cambiamenti climatici nella perdita della biodiversità rendono questo padiglione davvero affine al tema ‘Nutrire il pianeta’.  

   

Dopo un veloce passaggio da Slow Wine partiamo alla volta della Svizzera! Questo padiglione meriterebbe una pagina a sé, l’idea di offrire ai visitatori la possibilità di prendere mele, acqua, caffè dalle ‘torri di stoccaggio’,  invitandoli ad essere cauti, perché le forniture sono limitate e dovrebbero bastare per tutti, è stata illuminante. Le mele e l’acqua sono finite, rivelando quanto sia poco lungimirante la nostra società consumistica. La Svizzera si merita un bel 10 e lode!

   
 

Dopo la triste lezione sulla fine delle risorse dataci dalla Svizzera entriamo in un altro padiglione che ha fatto delle proprie peculiarità una bandiera: è il Messico. I pannelli illustrativi poco dopo l’ingresso raccontano (insieme ad un video meraviglioso) l’impegno di questo Paese nel conservare la propria biodiversità con l’impegno nella ricerca, un intreccio di modernità e tradizione affidato ai giovani messicani. Bella l’idea di spiegare con video accattivanti alcune ricette tipiche realizzate da chef famosi (e simpatici!) per valorizzare i prodotti tipici e farli conoscere al pubblico del padiglione .

   
 

Molto interessanti anche i Cluster dei cereali, del riso, del cacao e del caffè, grandi aree monotematiche che raggruppano i Paesi del mondo più piccoli o che non hanno uno spazio loro, ma allo stesso tempo hanno grande rilevanza mondiale per le loro produzioni agricole. Bello e ben rappresentato il cluster del riso, con i padiglioni riflettenti (che ricordano molto l’effetto a specchio delle risaie piene d’acqua) e le diverse varietà coltivate, inserite in piccoli laghetti.

  
  

Si è fatta sera. I giochi di luce dei padiglioni sono davvero una gioia per gli occhi (e quasi tutti sostenibili, grazie alle luci led e all’alimentazione da fonti rinnovabili di alcuni) ed è un peccato non passeggiare all’aperto e godersi lo spettacolo. L’unica eccezione la consentiamo all’Argentina, con la sua toccante ‘proiezione’ che parla di natura, emigranti, lavoro duro nei campi e dei frutti di questo impegno. Merita anche per la presenza degli spettacoli del Choque Urbano, un gruppo di percussionisti-ballerini che reinventa  rap, dance e tango suonando su materiale di recupero, come tubi, bidoni, bombole vuote e secchielli.

  

Per concludere, Expo si è rivelato una bella occasione per imparare, per capire quanto sia bello e fragile questo pianeta che ci ospita. Purtroppo non tutti i Paesi partecipanti hanno sfruttato l’occasione per sottolinearlo, molti hanno puntato al design più che ai contenuti, altri hanno proposto cibi e bevande tipici (accompagnati da canti e balli) senza spiegare da dove provengono o che tipo di impatto abbiano questi prodotti sugli abitanti e sull’ecosistema. Peggio ancora gli sponsor ‘incriminati’, Mc Donald’s e Coca Cola, ma anche Algida, Lindt, Perugina… che si sono limitati a saziare i visitatori e ad incassare, mentre qualcuno, oggi nello specifico Ban Ki-Moon, parlava dell’ingiustizia della fame nel mondo.

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