Favignana, gioiello del mediterraneo in pericolo

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La spettacolare Cala Rossa, chiamata così per il sangue versato durante le guerre puniche

Sbarcare a Favignana, isola siciliana nell’arcipelago delle Egadi, tappa di Ulisse secondo alcuni interpreti letterari, è come sbarcare in un piccolo presepe. Il borgo con le sue case di pescatori dai tetti piatti sembra sonnecchiare sotto il sole che splende, il colore cristallino delle acque si intona perfettamente con il verde della macchia mediterranea che avvolge le rocce calcaree dell’isola e le colorate barche in legno sono adagiate a riposare sulla piccola spiaggia del paese, la Praia, disturbate solo da qualche bambino che gioca sul bagnasciuga. Scendendo dal battello il paese di Favignana si scopre animato: pescatori che lavorano in prossimità del porto, bar e caffè che servono la vera granita siciliana nei loro dehor, i rumori e il vociare delle cucine dei ristoranti, la pescheria con il suo inconfondibile profumo di pesce fresco appena pescato, le signore anziane sedute davanti alle colorate porte delle casupole intente a cucire o semplicemente a guardare chi passa. Allontanandosi dal paesello si ritrova il silenzio, ci si ricongiunge con la natura selvaggia dell’isola, fatta di polverose strade sterrate, cave di tufo ricoperte da fichi d’India immensi, cespugli profumatissimi di timo selvatico, capperi e agavi, piante cariche di carrube, qualche coniglio selvatico e pochissimi cartelli di indicazione che portano alle spiagge. Raggiunto il mare gli occhi vengono accecati dal colore delle acque, azzurre e così trasparenti che le barche sembrano sospese nel nulla, regno di piante acquatiche e di una numerosa fauna marina, oasi protetta (la più grande d’Europa) istituita per salvaguardare il delicato habitat di scorfani, saraghi, polpi, cernie, murene, aragoste e per favorire il ritorno di squali bianchi, capodogli, tartarughe e foche monache (tutti già avvistati nelle acque circostanti Favignana).

Scultura dedicata alla foca monaca, a Marettimo (Egadi)

 

il monte Santa Caterina al tramonto, sulla cima il castello normanno

 

Un paradiso in pericolo

L’immagine idilliaca dell’isola, però, è riservata solo a quei fortunati che la visitano nei periodi di bassa stagione, perché nei mesi estivi e soprattutto in agosto, Favignana è letteralmente occupata dai turisti. Ogni anno sbarcano nel piccolo porticciolo circa 60.000 persone e se si pensa che gli abitanti del paese sono meno di 4.000 si intuisce la portata del'”invasione”. Per far fronte ad un numero così importante di turisti cercando di preservare al massimo il fragile patrimonio naturale-culturale dell’isola, il Comune si è attivato per promuovere progetti di sostenibilità come il compostaggio dei rifiuti, i distributori di acqua (per limitare il consumo di bottigliette di plastica) e la sensibilizzazione degli abitanti ai temi del recupero e della salvaguardia. Purtroppo il pericolo vero rimane la mancanza di informazione dei visitatori riguardo i delicati equilibri dell’ecosistema o più probabilmente la scarsa consapevolezza del turista riguardo il proprio impatto ambientale.

Amica bici: itinerari eco-turistici
Un’ottima soluzione per spostarsi sull’isola è la bicicletta. Nella zona del porto ci sono vari noleggi, decisamente economici e considerando che l’isola è lunga 9km, larga 4km e che è prevalentemente pianeggiante, pedalare non comporta nessuna difficoltà, anzi risulterà un vantaggio per raggiungere ed avvicinarsi di più alle cale più belle, come Cala Rossa, spettacolare con la sua immensa scogliera di tufo, Cala Azzurra, Lido Burrone, luogo perfetto per le famiglie e i bambini, “Calamoni” e i suoi scogli piatti, Punta Sottile e Punta Faraglioni.
Con la bicicletta è possibile visitare i siti archeologici di Favignana, intrisa di storia fin dai tempi preistorici e meta di passaggio di fenici, greci, romani, bizantini, mussulmani, normanni (a testimonianza di questo passaggio, molti degli abitanti hanno occhi azzurri e carnagione chiarissima): da non perdere i resti dell’impianto di lavorazione del garum di origine punica a Punta San Nicola, il cimitero paleocristiano nelle grotte, sempre nella zona di Cala San Nicola, la necropoli Bizantina del monte Santa Caterina, l’Antiquarium, situato nel museo della ex tonnara Florio, che ospita monete e reperti antichi ritrovati sull’isola ed infine il castello di Santa Caterina, di epoca Normanna.
Per rendere un soggiorno a Favignana più equo un’idea interessante è affittare un ‘baglio’‘ (le antiche case-fortezza situate in centro paese): ce ne sono diverse, alcune ristrutturate a regola d’arte, con materiali del luogo e nel rispetto del valore artistico-culturale degli edifici e poi lanciarsi negli acquisti dei prodotti tipici isolani, dal pesce fresco venduto direttamente dai pescatori al porto, ai vini tipici dell’enoteca della piazza, ai panini con le panelle (rigorosamente fatte in casa) delle botteghe del centro, oppure potrete cimentarvi nella preparazione del cous cous alla favignanese.

  

Natura selvaggia sull’isola: timo selvatico in fiore e le grotte


U tunnu

Favignana è famosa soprattutto per i tonni e per secoli l’economia dell’isola si è basata sulla pesca e sul commercio di questi pesci, arrivando al suo culmine con la nascita di una delle tonnare più grandi del Mediterraneo, la Tonnara Florio. Oggi la tonnara non è più in funzione, è divenuta un museo di storia industriale ed etnografico, che racconta la storia (antichissima, riconducibile alla preistoria) della pesca dei tonni, della loro lavorazione e delle mattanze. Proprio queste ultime hanno caratterizzato la vita e l’economia dell’isola per secoli, hanno acceso dibattiti e indignato gli animi per la loro crudeltà, ma sono inevitabilmente parte del patrimonio culturale dei favignanesi e come tale devono essere interpretate.

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Aurora Iblea ha detto:

    L’ha ribloggato su .

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    1. marisafacchinello ha detto:

      Grazie per il reblog Aurora Iblea😊

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